Ti rivelo un segreto: nell’istante in cui muore, un uomo si ritrova catapultato in un confessionale. Per qualche minuto soltanto, due o tre al massimo.

 

Un confessionale. Una scatola di legno nero che emana un odore stantio di polvere e olio per mobili. Una grata buia, oltre la quale si indovina una presenza. L’uomo stringe inutilmente gli occhi cercando un movimento dentro quei buchetti oscuri, finché il rumore di un respiro gli rivela che lì qualcosa c’è davvero. Allora si mette quieto, perché sa che quello parlerà.

E parla, infatti. Una domanda secca, scaturita da una voce insieme acuta e roca, un timbro fesso che sembra privo della cassa di risonanza di un torace, di un paio di polmoni.

“Istruzioni per il futuro?”

L’uomo non capisce.

“È un sogno, questo?” Domanda, anche se non è quello che voleva chiedere.

“Che ti importa? Non sono istruzioni per il futuro anche i sogni?” Risponde la voce nel tono piatto di chi ha udito quell’obiezione infinite volte.

E poi: “Ti rimane un minuto”.

Allora l’uomo capisce. Vede la solennità del momento, comprende che in quel minuto ha il tempo di dare a se stesso istruzioni per una prossima vita. Riassumere ciò che ha appreso in questa per ricominciare da una posizione migliore.

Non c’è tempo, nemmeno per stabilire priorità. Non gli viene in mente niente, nemmeno gli inutili e falsi momenti in cui per noia, per divertimento, per lamentarsi ha pronunciato frasi che cominciavano con “Se rinasco”.  Solo immagini gli vengono alla mente, in successione rapidissima, scorci banali, vicoli con cassette di frutta accatastate, un quadro con un veliero nella tempesta, muri scrostati, animaletti morenti tormentati con la punta di un bastone, pile di pneumatici su un pavimento nero d’olio, mucchietti di neve sporca, sorrisi sdentati, pozzanghere, angoli in cui si era imbattuto distrattamente e che ora gli danno una nostalgia struggente. Su nessuna di queste immagini può soffermarsi, per la confusione che ha in testa. Se seppure può dire in testa, perché non c’è più testa, non c’è più corpo né mente, c’è soltanto un magma cupo che si agita in una parvenza confusa di pensiero desiderante, di desiderio pensante, sommario nei suoi elementi individuali come la volontà cieca di una colonia di insetti, di nubi ingoiate in un ciclone. Soltanto sa, confusamente, che quelle sono le ultime scintille prima dell’oblio definitivo. Forse ci riuscirebbe a pensare, se solo nello spazio buio attorno, sopra e sotto di lui non si agitasse un incessante rumore come di trapani e interferenze radio e pesanti casse lasciate cadere al suolo, fuse in un ronzio cupo che lo fa vibrare dall’interno. Riesce solo a dire, appena in tempo, giusto negli ultimi secondi,

Non mangiare carne;

E, viaggia. Viaggia tanto.

E infine gli rimane troncato a metà, mentre scocca l’ultimo secondo: Sii gentile; e questo è ciò che il bambino avrà voglia di fare fin da appena nato, e glielo chiederanno tante volte come mai e non saprà mai dire perché.

Enjoy reading VEDA Wellness? Add VEDA Wellness to your Google preferred sources so you don't miss our latest articles.