L’alba non era ancora spuntata. L’anacoreta si lasciò cadere, le ginocchia colpirono la terra sabbiosa con un rumore secco. Lunghi capelli gli coprivano il volto chino. Il suo viso, tenuto in un’impassibilità immobile per anni, era rigato di lacrime.
“Signore”, iniziò a voce bassissima, “Tu leggi il mio cuore. Sai che il diavolo mi sta tentando da mesi, seminando pensieri di dubbio.”
“Ho abbracciato da subito la Santa Via. Ho lasciato la mia famiglia e le mie ricchezze ancora adolescente. Non c’è più nulla che possa dire mio. Tornassi oggi, i miei fratelli mi farebbero uccidere. Quello che il denaro può comprare, il potere, le feste e le danze, le carezze delle fanciulle, le parole degli adulatori, le imprese della guerra, della cavalleria e della caccia, i sapori dei cibi elaborati ed esotici, a tutto ho rinunciato ancora prima di poterlo conoscere.“
“Sono entrato in questa caverna a tredici anni. Ora ne ho quaranta. Ho mortificato la carne. Ho mangiato solo le bacche rinsecchite e le lucertole di questo deserto. Ho studiato le Scritture. Ho meditato sulla Tua mirabile natura. Ho scritto libri di Teologia, quindi li ho bruciati perché capii che venivano dalla vanità. Ho avuto discepoli, poi li ho cacciati per umiliare me stesso. Ho voluto essere un mendicante, solo di fronte a Te. Ho pregato ininterrottamente. Ora il diavolo si sta insinuando in me, dicendo che forse avrei potuto aspettare, godere di alcune di quelle cose prima di intraprendere l’ascesi. Che il mio corpo presto invecchierà. Che morirò senza aver gustato i frutti della vita.”
L’uomo alzò gli occhi al cielo.
“Ma la cosa peggiore di tutte, o Signore, sta insinuando il dubbio che forse non esisti. Che sto dedicando la mia anima al nulla.”
“So che questo avviene perché non ho ancora compreso qualcosa di essenziale, la Tua grazia non mi ha penetrato veramente sino in fondo. Per questo, o Dio, io che non ti ho mai chiesto nulla, io la più insignificante delle tue creature, oggi ti chiedo un segno. Ti prego, mostra qualcosa, qualsiasi cosa, un qualunque piccolo segnale della tua divina presenza nel mondo, e io continuerò a dedicare la mia vita a Te fino alla morte. Tu conosci il mio cuore, non ho mai avuto occhi che per Te. Chiedo solo un segno. Per quanto piccolo, saprò intenderlo. Fallo non per me, ma perché io possa avere la forza di continuare a servire la Tua gloria. solo Tua è la perfezione.”
Scoppiò in singhiozzi disperati e stette accovacciato in terra per un tempo lunghissimo, finché un rumore lo scosse. Una risata.
Si asciugò gli occhi con la manica e contro la prima luce dell’alba vide un bambino, di forse cinque anni, che gli veniva incontro sorridendo. Il bambino si avvicinò con passo leggero e con un panno di lino iniziò ad asciugargli il volto. Ma l’anacoreta lo scostò con un gesto impaziente e rabbioso.
“Fatti da parte, bambino. Sono in attesa di qualcosa di importante.”

Ciao Sergio. Siamo sul mistico. Il succo è che a tutti noi viene in mente questa domanda. C’è o non c’è. Il bambino dice che c’è. Buon proseguimento.
il problema è che dal divino noi ci aspettiamo un linguaggio umano. Non funziona. Grazie Marco
veramente un bel racconto! suscita ironia e pietas
Molte grazie!