Martedì, 9 dicembre.
Oggi si è presentato uno nuovo, Uguzzoni. Si profuma. Il suo primo giorno non me la sono sentita, ma domani devo riuscire a dirgli che sono allergico.
Il direttore mi ha chiesto un report completo sulle rimanenze per l’area Est Europa. Lo vuole per venerdì. Non credo di farcela, non so come dirglielo.
Eva stasera aveva un’aria strana. Sono tornato, era a casa prima di me, non succedeva da anni. Sono stanca, mi ha detto, non ho preparato niente. Anche questa cosa è strana. Lei non prepara mai niente, sono sempre io che cucino.
Stremato anch’io. Ho preso un po’ di tè coi biscotti, lei non ha voluto nemmeno quello. A letto mi sono messo a guardare i miei appunti sulle rimanenze Est Europa, ma sono crollato immediatamente.
Appena ho chiuso gli occhi ho iniziato a sognarla. Immensa. Si abbeverava a una pozza di sangue. Levitava. Le sue zampe da leone non toccavano il suolo, perché non c’era un suolo, entrambi fluttuavamo in un vuoto nero. Come può esistere una pozza nel vuoto, iniziai a pensare, ma mi guardava e dovetti smettere. I suoi occhi emanavano un dardo che mi serrava la gola. Non potevo parlare, ma riuscii a chiedere senza un suono: “Chi sei? Perché torni a tormentarmi?”
Prese a girare vorticosamente, diventando un globo di luce e sangue.
“Sono la Manticora” rispose con una vibrazione che risuonò all’interno delle mie ossa senza passare per lo spazio che ci separava.
“Cosa vuoi?”
La sua risposta fu una risata terribile. Mi sono risvegliato, zuppo di sudore freddo.
Mercoledì, 10 dicembre
Ho detto a Uguzzoni che sono allergico. Un tuo problema, mi ha risposto sorridendo.
Non ho replicato. Mi limiterò a scrivere un rapporto negativo su di lui. Non è un buon elemento, la sua illogicità e imprecisione mi irritano, gli manca l’umiltà necessaria per imparare. Dice ho capito ancor prima che io abbia terminato le mie spiegazioni. Idiota. Mi domando se abbia protezioni dall’alto per comportarsi così. Forse sono io quello che deve stare attento.
Ho speso tutto il giorno a spiegargli le procedure. Di questo passo non ho speranze di completare la relazione sulle rimanenze nell’Est Europa. Mancano tre giorni e non l’ho nemmeno iniziata.
Anche stasera Eva a casa prima di me. Sul divano, davanti alla televisione accesa, a mangiar pollo fritto preso al fast food all’angolo. La prima volta che glielo vedo fare.
Mi sono chinato per salutarla e ho visto i suoi occhi. Ha pianto.
Ti ho lasciato un po’ di pollo nel microonde, mi ha detto senza girare gli occhi verso di me.
Mi sono aperto una birra e preparato il pollo. La roba riscaldata al microonde non mi piace. Si cuoce dall’interno, non crea quella bella crosta in superficie che è ciò che amo in ogni cibo. Ne viene fuori una pappa innaturale, molle, disgustosa, indigesta.
È l’ultima volta che mangio una schifezza simile, mi son detto. Piuttosto a letto a digiuno.
Notte nera di sogni agitati. Ho aperto una porta. La Manticora sedeva accucciata in un trono di smeraldi, sotto un’immensa volta di stelle luminose di uno splendore sinistro e accecante.
Attorno a lei una ruota in lento movimento, infinita in ogni direzione. Senza muovermi, mi trovai ad un tratto vicino ad essa, poi al suo interno, potevo vederne i dettagli. Era fatta di tutte le galassie dell’universo, e dentro ogni galassia i pianeti, e dentro ogni pianeta tutti gli esseri che lo abitavano, in un girotondo infinito senza alto né basso, senza prima né dopo, da cui non riuscivo a staccare gli occhi e che mi dava una nausea violenta.
La Manticora aprì la bocca. Invece di un suono ne uscì un’energia che ridusse a frammenti la ruota come un vetro che si spezza, e mi svegliai.
Giovedì, 11 dicembre
Appena entrato ho trovato una nota. Il direttore mi voleva nel suo ufficio.
Ho pensato alla relazione che non è pronta, ma è di altro che voleva parlare. Dopo un’adeguata preparazione, tra sei mesi Uguzzoni sarà a capo del nostro dipartimento. Il direttore conta su di me. Dalla sua espressione ho capito che la decisione veniva da sopra di lui, così non ho detto quello che pensavo. Gli ho solo fatto presente che la relazione purtroppo subirà dei ritardi. Impossibile, mi ha risposto soprappensiero. L’incontro con i soci di Mosca è fissato per venerdì sera.
A casa, ho trovato Eva a letto. Non è andata a lavorare. Un mal di testa terribile, dice. Vedo che ha pianto anche oggi. Riposati, dico, e le spengo la luce. Bisogna che questo fine settimana facciamo qualcosa insieme, la vedo troppo male così.
Passato quasi tutta la notte in cucina, chino sui miei appunti, mangiando i rimasugli di formaggio che ho trovato in frigo. La tastiera del computer si è tutta unta.
A letto alle quattro del mattino, mal di stomaco, la relazione sta venendo malissimo, ancora tutto da fare.
Camminavo di notte in un prato nero, sotto a un cielo nero. L’orizzonte si aprì come un sipario e di nuovo mi apparve la Manticora, il suo rosso corpo di leone adagiato su un terreno invisibile, la sua testa umana, a bocca aperta, impegnata in un canto dal suono di tromba gravissima.
Per un momento fui consapevole simultaneamente del suo splendore sinistro e del mio corpo sudato che la sognava agitandosi nel letto.
“Sparisci, tu non sei reale”, le dissi allora.
Con un balzo fu davanti a me, così vicina che vedevo soltanto la sua enorme bocca, la triplice fila di zanne, il suo interno che era a sua volta un universo intero, in fiamme come il ventre di un vulcano.
“Vedi le cose a rovescio. Io sono. Sono più reale delle idiozie che ti accadono. Più di te stesso. Sono l’unica cosa reale della tua vita.”
“Tu sei il mio esperimento fallito”, sentii poi la sua voce di tromba articolare, mentre con le zampe mi afferrava la testa, il suo fiato caldo mi avvolgeva come una voragine. “Ti ho fabbricato a mia immagine, non lo vedi?” E solo allora mi accorsi della mia testa d’uomo, del mio corpo felino, della coda serpentina irta di aculei velenosi che non controllavo e ad ogni movimento minacciavano di colpirmi.
“Ho creato questa realtà per te, ma tu non apprendi da ciò che ho predisposto per la tua educazione. Presto dovrò distruggerti.”
Sparimmo entrambi, mi svegliai.
Venerdì, 11 dicembre
Mal di testa, dormito da bestia. Ma devo alzarmi, finire quella dannata relazione entro le sei.
Mi alzo. Caffè forte, due pastiglie. Sento Eva in bagno che intanto piange.
Ma chi cazzo me la fa fare questa vita?

esatto