Alcuni di noi aprono la porta del bagno.
Entriamo. Vediamo il riflesso di un giovane magro, nudo, con basette lunghe e capelli ricci. Molti di noi si soffermano su quegli occhi grigi e nervosi, che hanno perso l’ingenuità ma ancora mancano di esperienza.
Alcuni di noi guardano quell’immagine con disprezzo, pensando: ecco uno di cui non c’è da fidarsi. Altri osservano con curiosità, forse un pizzico d’ansia. Qualcuno addirittura prova, se non amore, una complicata familiarità fatta di pietà e tenerezza, di quelle che si arrovellano contro le evidenze a trovare perdonabile ogni errore.
Poi alcuni di noi si ricordano perché siamo entrati e pisciamo.
Il sapone ci cade di mano, due volte. Alcuni di noi ricordano che abbiamo bevuto troppo. Prima che ce ne accorgiamo qualcuno ha già aperto la porta e ci ritroviamo in camera, anche se qualcun altro voleva aspettare ancora un poco, probabilmente per paura.
La stanza è fredda, ci rintaniamo sotto le coperte, Olga ci abbraccia.
“Tutto bene?” chiede.
Qualcuno di noi ha risposto con un mugolio, mentre qualcun altro tasta il comodino e trova al buio il pacchetto di sigarette.
“Dammene una.” Accediamo due sigarette, ne passiamo una alla ragazza, mentre aspira si vede che che sorride, poi dice quello che molti di noi si aspettavano.
“Mi è piaciuto. E a te?”
Non rispondiamo subito. Alcuni di noi durante l’amore hanno pensato a un’altra, una sconosciuta appena intravista stamane, seduta su una panchina in stazione, triste e sensuale. Qualcuno risponde, senza convinzione: “Molto.” Qualcun altro si vergogna e lascia sfuggire un sospiro appena avvertibile. Cose che a lei non possono sfuggire.
“A chi stai pensando?” Chiede con una voce che ha perso l’usuale tono esitante, ritualmente sottomesso.
Avanti, forza. Qualcuno di noi deve pur rispondere.

bei momenti, grazie
grazie a te, Marco!