Pensateci: tutte le creature seguono la linea di minor resistenza.
La formica procede lungo il percorso più praticabile. Il leone affamato caccia; sazio, riposa. L’acqua scivola in basso, le nuvole assecondano il vento. Il forte si scatena, il debole ingoia il suo rancore. Le donne più belle e i frutti più maturi sono consumati per primi.
Ci adattiamo tutti a seguire la via più breve, la più facile, la più conosciuta, quella che ci evita dolore o fatica; a volte anche solo un pensiero vero, una conversazione spiacevole.
La minor resistenza è il confine della nostra fragilità. Il destino ci aspetta là dove andremo inevitabilmente. Con la mia doppietta da caccia sparo appena più in là di dove si trova il fagiano, certo che volerà incontro ai miei pallini. Prima o poi, il cecchino appostato lo sa bene, dalla trincea spunterà la vulnerabile curva di una testa. Qualcuno si alzerà per alleviare un crampo, per spostare un oggetto, appena tre dita di troppo: basta aspettare. È grazie a questa semplice legge naturale che siamo prevedibili.
Anch’io, come tutti. Sino alla mezzanotte del 31 dicembre di cinque anni fa, quando mi successe qualcosa e pensai di cambiare. Cosa? Non voglio ricordarmelo, non intendo dirvelo.

Ricordo una festa di capodanno. Volevo stare solo, guardavo scie di luce nella notte fredda, da un balcone. Fu lì che mi accadde. Certo, sarà faticoso, ma non tornerò sui miei passi, giurai a me stesso finendo il mio spumante. Cominciai in modo semplice, rientrando nel salone senza sottrarmi a nessuno sguardo, fissando ognuno in volto: il mio direttore, mia figlia, mia moglie, la mia amante, quattro ragazze che mi piacevano, un giovanotto promettente, una schiera di signore che sapevano tutto di me, senza sorridere a nessuno, senza rabbia, senza affettazione, senza occuparmi di cosa pensassero, e uscii, tra il mormorio che si faceva avvertibile sotto la musica spensierata dell’orchestra viennese.

Le cose cambiarono in fretta. I miei avversari non furono più in grado di prevedere le mie mosse. Si ostinarono per un po’ a cercare di ostacolarmi, poi, confusi, lasciarono perdere. Certi vecchi nemici, che da sempre mi inseguono per vendicarsi di una mia sciocchezza di gioventù, non riuscirono più a trovarmi.
Eppure iniziavo ad acquistare una certa fama. Cominciarono a circolare storie sulla mia imprevedibile intelligenza. Esagerate, vi assicuro. Mi arricchii. Presi a tenere conferenze come questa, a cui assiste un pubblico immenso come stasera, ansioso di conoscere il mio segreto. Ma non c’è segreto. La mia vita è tutta qui, trasparente dinanzi ai vostri occhi. Come ho già detto, ho semplicemente smesso di seguire la via più facile. Ho imparato a viaggiar leggero. Solo oggi, vi dico, comprendo le semplici allusioni delle religioni: la cruna dell’ago, la porta stretta.
La vita mi favorisce, pensate, facile per me parlare. Ma non è la fortuna il motore delle mie azioni. La mia sorte cambi pure, io non lo farò. Le mie ricchezze svaniranno, sarò messo  anch’io a tacere in una tomba. Per il momento, una donna giovane e bella si è innamorata di me. Ha dei capelli fini fini che a volte mi fanno piangere, e mi guarda come si guarda un cantante d’opera, un eroe del cinematografo. È qualcosa nei tuoi modi, mi dice sempre. Dovesse lasciarmi, non riprenderò a seguire la linea di minor resistenza. Tutte le mie decisioni sono prese, non c’è ritorno. Perché dovrei anche solo pensare di ritornare sui miei passi? Notate il mio volto disteso. La mia digestione è migliorata e le mie giunture sono più flessibili. Sono più forte di quando avevo vent’anni. Guardatemi! Avete mai visto un vecchio che balla la czarda in questo modo?

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