Non intesi cosa la governante, che mi dava le spalle e sempre parlava per sussurri, gli avesse chiesto. Udii soltanto la sua risposta.

Non solo, le rispose come era sua abitudine, lento e sorridente tanto che si sarebbe creduto che avesse riposato tutto il giorno. Non solo. E con un gesto la invitò ad incamminarsi per il corridoio.

Ammirai gli stanchi occhi grigi del Professore mentre si sfilava gli occhiali e li puliva lentamente con un angolo del panciotto, che infatti in quel punto era un po’ liso. I cuochi dovevano essere arrivati, dal piano inferiore salivano aromi di carni marinate e cannella, si udivano voci e passi concitati.

Se li rimise e guardammo entrambi la finestra rigata dalla pioggia. Questo tempo renderà tutto più lento, ricordo di aver pensato. Gli invitati arriveranno tardi, dovremo attendere parecchio per la cena e tutto si svolgerà in modo convulso e pieno di errori, Magdalena soprattutto ne sarà contrariata. Ero doppiamente nervoso: consapevole che il mio colletto di celluloide e i miei polsini lisi sarebbero stati certamente notati e mi avrebbero segnato forse irreparabilmente in una serata così elegante, e che mai come oggi la mia ansia era fuori luogo. Voi vi preoccupate troppo, mi diceva sempre il vecchio insegnante. Siete sempre in ansiosa attesa del futuro e preoccupato dei risultati delle vostre azioni. Imparate a tranquillizzarvi e vi accorgerete che metà dell’opera è compiuta.

Proprio in quel momento mi rivolse uno sguardo che mi apparve come un misterioso invito. E quando io, vincendo la mia venerazione e deferenza osai avvicinarmi e per la prima volta, quasi appoggiando la mia mano sulla sua, domandargli con una voce che non sapeva uscire: “Davvero voi, professore, intendete che ogni vita di ogni uomo si ripete per l’eternità, per un numero infinito di occorrenze? E che diverse anime torneranno e ritorneranno sulla terra ad abitare a turno lo stesso corpo, vivendo le stesse esperienze, compiendo le stesse azioni giuste e sbagliate, solenni e triviali, ripetendo le stesse battute come attori su un palcoscenico, tutti recitando come nell’Amleto, serata dopo serata, anno dopo anno? Che le nostre vite sono interamente, e in ogni dettaglio, scritte? Che io, nella mia prossima occorrenza, potrei essere voi, e sentire qualcun altro, identico a ciò che sono ora, rivolgermi questa stessa domanda?

 

Si soffermò per un momento a guardarmi,  la bocca leggermente aperta, le fini rughe del collo serrate nel colletto strettissimo ed esageratamente inamidato, forse sorpreso dall’improvviso coraggio di un allievo non particolarmente brillante che mai aveva osato rivolgergli la parola, forse spiazzato da una mia speciale e inattesa comprensione del suo pensiero, o forse piuttosto infastidito dalle mie interpretazioni spicciole e approssimative.

Non solo, rispose con il suo mezzo sorriso che avevo appreso ad amare così tanto. Non solo.

I primi invitati entrarono, e prima ancora che potessero liberarsi dei mantelli, il vecchio cameriere porse loro un vassoio colmo di champagne. Mi accostai veloce per prendere anch’io una coppa ed abbracciare la bella ospite.

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