Entri e appoggi la busta della spesa sul tavolo di cucina.
Ti ho sentito ma nemmeno mi volto, sto guardando il mio video preferito, quello di Rihanna e Shakira. Brave.
All’improvviso realizzo che mi stai parlando. “Eh?” Chiedo, voltandomi con gli occhi socchiusi. Oggi ho mal di testa, crampi allo stomaco, energia zero. Al lavoro è stata una giornataccia.
Capisci che non ho sentito quello che mi hai detto, ti spazientisci, ripeti:
“Sei sposato con me o con Rihanna?”
“Eh?” Non posso che ripetere. Non mi viene niente di meglio. Che razza di domanda è? Davvero vuoi che risponda, ma con te, cara?
Ti lasci cadere sul divano accanto a me. “Non lo trovo giusto”, borbotti. Speriamo che tu abbia qualcosa da aggiungere, perché proprio non capisco.
“Non posso sopportare che tu viva con me, dorma con me, faccia l’amore con me, quando il tuo sogno di donna è lei”, dici indicando Shakira. Sto per dirti che preferisco Rihanna, ma tu riprendi subito.
“Se è lei il tuo sogno, allora dovremmo chiudere. Dovresti trasferirti, cambiare paese, chiamarla, cercare di incontrarla, passare una notte con lei”.
“È una cantante”, riesco appena a sussurrare incredulo. “Un video…”
“È proprio questo il punto”, interrompi. “Quello che hai non ami, quello che ami non hai. Non solo tu: tutti noi. È una follia, stiamo vivendo una follia. Com’è possibile, che, tutti, viviamo una vita e ne sogniamo un’altra? Che razza di pecore siamo? Se stai con me, è me che devi sognare la notte, non lei, capisci?”, dici, indicando ancora una volta la cantante sbagliata. Shakira non mi è mai piaciuta.
Ti rialzi. “Qual è il posto che preferisci al mondo, quello che non hai mai visto, quello che sogni la notte?”
“Sumatra”, rispondo a denti stretti. Odio quando mi costringi a risposte obbligate.
“E dove vivi?”
“Adesso basta”, faccio. Mi stai davvero facendo perdere la pazienza.
“Dillo!” urli, isterica. Sbatti la mano sul tavolo, il bicchiere trema. “Voglio che tu lo dica. Forte. Voglio che tu ne senta bene il suono”.
Guardo le vene del tuo collo, gonfie di rabbia. Adesso mi fai quasi paura.
“E va bene” rispondo. “Cesano Boscone. Ecco. Soddisfatta?”
Non rispondi. Esci sbattendo la porta. Proprio non ho l’energia per seguirti. I crampi ora sono fortissimi.
Anche tu, lo so, stai passando un periodaccio in ufficio, col nuovo capo e la minaccia di un trasferimento. Bisogna aver pazienza.
Comincia un altro video. Justin Bieber. Per un attimo immagino l’assurda scena in cui tu lo guardi estatica. Chissà. Magari ti piace davvero, quella specie di cartone animato ambulante. Se a me piace Rihanna…
Cambio canale. Trovo un documentario sulle aragoste. Incredibile come sanno uscire dal loro vecchio guscio, ora diventato così angusto, più piccolo di loro, gettare via i propri limiti e ricominciare gloriosamente a vivere.
Mi assopisco.
