Ho novantanove anni. Da parecchio frequento ogni sorta di uomini e assisto al declino della nostra specie e all’inevitabile e doloroso regredire di tutte le abilità umane; in particolare lamento l’atrofizzarsi delle facoltà logiche. Non ho mai conosciuto un uomo che non facesse, ad esempio, la sua bella confusione tra causa ed effetto.
Ad uso dei giovani vorrei pertanto sgombrare il campo una volta per tutte dai più comuni errori.
Voglio innanzitutto ricordare che sempre la causa precede l’effetto, cosa che i più sembrano dimenticare, incappando in palesi contraddizioni. In secondo luogo, la causa è sempre più grande e generale dell’effetto e, per così dire, lo contiene.
Pensate ad esempio che siano gli uccelli ad aver, per così dire, inventato il volo? Assurdo. Tipico errore che intendo sradicare una volta per tutte. È il volo ad aver creato gli uccelli. Il volo ha bisogno di creature volanti. Prova ne sia che negli ecosistemi dove gli uccelli scarseggiano, altre creature come pipistrelli, scoiattoli, altri piccoli mammiferi e persino serpenti hanno sviluppato la capacità di volare. I primi uccelli, ricorderete, non volavano. Sono stati resi volatili in seguito. Alcuni, come le galline di mia sorella, non volano tuttora.

Ancora più pernicioso è lo stesso errore applicato in campo psicologico. Un esempio valga per tutti.
Ci siamo messi insieme: l’ho incontrata e mi sono innamorato, si sente dire. Quando invece chiaramente dovrei asserire che a) ero innamorato e quindi b) l’ho incontrata. La causa, ricordate, precede l’effetto. Mentre sono innamorato incontro una persona compatibile, quindi ci mettiamo insieme. Di più: poiché sono innamorato, riesco non senza sforzo a raggiungere una persona compatibile. Semplice logica.
È, per fare un ulteriore esempio quantomai pertinente, lo stato scandaloso in cui le giovani menti versano a causare questo mio scritto e non viceversa.

Ecco una lista a cui attingere, come propedeutica ad un pensare corretto:

(Prima di iniziare a scorrere le voci, un suggerimento: –
Inspirate. Chiudete gli occhi. Tenete la mente aperta. A volte è sottile capire ciò che viene prima. Liberatevi dai pregiudizi. Sono questi ultimi che incrinano la vostra logica).

Il topo che scappa fa sì che il gatto lo insegua
I problemi risolvono gli uomini
La dipendenza crea le droghe
Dio non ha prove della nostra esistenza
È così bella perché le fanno tanti complimenti
I campi coltivano i contadini
Mostri generano il sonno della ragione
la pancia piena mi fa mangiare troppo (in più fasi, secondo una sequenza complessa, ma è indubitabilmente così).
I vivi appaiono ai morti inquieti e li tormentano
I fiori impollinano le api
L’uomo ladro crea l’occasione
la velocità ha reso tutto più elettronico
I pensieri entrano nelle teste degli uomini  (non vi dimorano, non ne escono).
Il bersaglio centra la freccia in pieno (ho notato che per alcuni questo esempio sembra risultare particolarmente ostico, per via dell’illusione del movimento e di certe false idee e pregiudizi riguardo al concetto di intenzione. Ricordate ciò che vi ho detto all’inizio. Il bersaglio è lì prima che la freccia sia scoccata. È il bersaglio che ci fa venire in mente che potremmo prendere un arco, scoccare una freccia, che ci lascia infine con la caritatevole nozione di averlo centrato ed un illusorio senso di orgoglio. Similmente, è il bambino che deve nascere a far incontrare i suoi genitori).

Una volta padroneggiata la giusta logica, ci si ritroverà dotati di un armamentario di semplici frasi quotidiane, rinnovate e rinfrescate, quali: –

Sono arrivato dove sono arrivato grazie ai molti ostacoli.
Il tempo non mi ha trovato (sarà capitato a tutti di sentire l’insuperabile idiozia non ho trovato il tempo, come se cercare o addirittura trovare la più maestosa e insondabile entità dell’universo fosse alla portata di creature insignificanti quali siamo. È invece ovvio che ci si riferisce al fatto che il tempo per compiere una determinata azione è giunto, e non ci ha trovato lì a portarla a termine. Notate come il sapore meschino di scusa scompaia immediatamente una volta che i nessi logici siano ricollocati nella giusta posizione, lasciando il posto ad una sana assunzione di responsabilità).
Siamo stati insieme una vita, permettimi di presentarmi (a cui si può associare: non faccio mai sesso all’ultimo appuntamento – da dirsi in punto di morte con sicuro effetto sdrammatizzante).
Non preoccuparti per tuo figlio: non è una fase, non passerà.
Dal produttore al consumato.
Ti ho dato i peggiori anni della tua vita, e tu mi tratti così?
È un ragazzo sveltissimo, deve essere davvero poco intelligente (la relazione tra lentezza e intelligenza è tra le nozioni più comprovate, e allo stesso tempo più dimenticate e ignorate – non abbiamo tempo per pensarci abbastanza, se capite ciò che intendo).
Sono incapace di resistere al multitasking, ma spero mi assumerete lo stesso. Sono pronto a smettere.
Non è propriamente la mia mansione; ma sono disposto a svolgerla, dietro adeguato incentivo sotto forma di punizione disciplinare o detrazione in denaro.
La amo così tanto che non mi sognerei di imporle la mia presenza. Voglio vivere tutta la mia vita lontano da lei.
Questa città è troppo piccola per entrambi: uno di voi due deve andare.

Ho fiducia che questa lezione sia stata sufficiente. Del resto, è proprio perché avevate capito il concetto in precedenza, certo molto tempo fa, che state seguendo oggi questo corso. È infine risaputo che in questa facoltà gli esami si danno all’inizio, concetto simbolicamente rappresentato dal primo e più difficile esame, che è la nascita stessa. Colgo l’occasione per ricordarvi di ritirare il libretto, il voto è naturalmente già stato assegnato.

Prof. A. Rebours

P.S.: stanotte Dio è venuto a visitarmi in sogno.
Dapprima non capivo chi o cosa fosse quella presenza possente, quella vibrazione senza figura.
“Chi sei?” Ho domandato.
“Sono il senza causa”.
“Il senza causa. Il solo pensiero mi dà le vertigini e mi fa tremare le gambe. Io sono un professore di logica. Non posso occuparmi di ciò che non ha causa”.
“Non puoi occuparti di me?” ha ripetuto, e tutto il letto e la stanza ne vibravano “Attento, affinché io non ti dica che non posso occuparmi di te”.

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